Ecco un bell'articolo sulla Divina da ITALIANI-Giornale On Line
ARTICOLOLa Divina Commedia. L’opera
sabato 24 novembre 2007
Dante e la sua opera tornano ancora una volta sulla scena internazionale e attraggono l’attenzione del pubblico. Oltre al programma di Benigni, che inizierà sulla Rai prossimamente, arriva per la prima volta in teatro una rappresentazione del grande poema di Dante Alighieri.
di Arianna Luciani
Un cast tutto italiano ha portato in scena ieri sera, in anteprima mondiale, il musical “La Divina Commedia. L’opera”, scritto e ideato da monsignor Frisina, maestro Direttore della Cappella Musicale Lateranense. Dalla sua idea, Gianmarco Pagano ha scritto il libretto, ispirato all’opera somma, mentre Elisabetta Marchetti e Daniele Falleri hanno curato la regia.
Le spettacolari coreografie sono di Anna Cuocolo e Francesca Romana di Maio, Antonio Mastromattei è stato invece il responsabile della scenografia e dell’allestimento, costituito da una pedana rotante, che imita la salita e la discesa, oltre a 15 pannelli verticali, sui quali appaiono proiezioni tridimensionali, in grado di rendere sia la profondità dell’Inferno, la montagna del Purgatorio che la sacra rosa dei beati del Paradiso. Gli oltre 600 costumi portano la firma di Alberto Spiazzi, le creature fantastiche hanno avuto, oltre a Sergio Stivaletti, un papà d’eccezione: il premio Oscar® per E.T., King Kong e Alien Carlo Rambaldi, ideatore del Grifone, delle tre Furie, le Fiere e la proiezione di Lucifero. “Quando nel mio laboratorio di Los Angeles sono stato raggiunto dalla telefonata di alcuni amici italiani che mi raccontavano di questo ambizioso progetto, ho provato un grande senso di gratitudine: per la prima volta, ripeto per la prima volta, dalla mia Patria qualcuno si ricordava di me e di quanto ho fatto in questi 50 anni di cinema. Di questo ringrazio i produttori dell’Opera.
La vera sfida non è stata però per me la realizzazione dei mostri, anche se visti attraverso gli occhi di Dante, ma quella di immaginarli in un contesto teatrale. Nel cinema è più facile, la macchina da presa è fuori campo e filma una realtà finta. Qui non si può fingere, perché se qualcosa non funziona non si possono fare altri ciak”.
Il cast artistico consta di 24 cantanti-attori, 26 ballerini, 10 acrobati e 20 comparse, oltre ai 100 musicisti della “Roma Sinfonietta” e ai 40 coristi. La produzione è di Nova Ars, che crea, produce e realizza eventi culturali e concerti.
Per la rappresentazione, è stato creato un’apposita tensostruttura nell’area Giovanni Paolo II del campus universitario di Tor Vergata. La struttura, con una campata libera di 40 metri di larghezza e 150 di lunghezza, può accogliere fino a 2500 persone, oltre a un foyer e un grande palco, sarà trasportata nelle città italiane e straniere che ospiteranno l’opera.
Nel teatro al completo, 2500 persone hanno applaudito la presentazione dell’opera. Mancavano, per impegni istituzionali, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il presidente del Consiglio, Romano Prodi. Ma molti erano gli attori e le personalità intervenute, dal cardinale Camillo Ruini, a Claudia Koll, Pino Insegno, Kabir Bedi, Giulio Base, Ennio Morricone, Irene Papas, Lorena Bianchetti, Pino Quartullo, Denny Mendez, Enzo De Caro, Livia Azzariti e Giampiero Ingrassia. Pamela Villoresi ha presentato la serata, durante la quale la Società Dante Alighieri ha premiato monsignor Frisina, Carlo Rambaldi, Gianmarco Pagani e la Nova Ars.
Un kolossal, nei numeri e nella realizzazione, per una rappresentazione mai provata prima, della durata di oltre due ore. Durante le quali lo spettatore viene condotto per mano attraverso la selva nera dell’Inferno, con i dannati e i diavoli, fin sulla montagna del Paradiso terrestre. L’ispirazione della Commedia risalta soprattutto nella presentazione di alcuni personaggi. Le musiche, sapientemente orchestrate (ci sono addirittura degli assoli rock per l’ingresso dei diavoli della città di Dite e per l’arrivo in scena delle tre Furie), accompagnano i versi, molti dei quali sono stati riadattati per rendere le sensazioni che la lettura della Divina Commedia suscita nel lettore. In effetti, è difficile, anche in oltre due ore e mezza, poter “cantare” i 14mila versi che compongono la Commedia. E anche spiegare tutto il significato del viaggio escatologico di Dante.
L’opera di monsignor Frisina riesce però a dare un senso, una lettura, mostrando i personaggi, tra dannati, purganti e beati, più noti e amati. Sacrificando a scapito di altri, come ad esempio Farinata degli Uberti, ma anche Forese Donati, Bonconte da Montefeltro, Cacciaguida e San Domenico. Il risultato, sebbene l’opera sia lunga, è positivo, soprattutto per le rappresentazioni sceniche e le coreografie.
Monsignor Frisina, che nel 1984 ha fondato il Coro della Diocesi di Roma, dal 1985 è Direttore della Cappella Musicale Lateranense. È stato autore delle musiche per il progetto della “Bibbia”, e ha composto le colonne sonore di oltre 30 film, tra i quali “Tristano e Isotta”, “Papa Giovanni”, “San Pietro”. Della Divina Commedia – L’opera ha detto: “Il poema dantesco è il viaggio di un uomo nel proprio “inferno” per giungere, attraverso una sofferta purificazione, alla conquista gioiosa della luce e del vero Amore che è Dio, a cui Beatrice conduce Dante. Nei due atti è descritto il viaggio di Dante alla ricerca dell’Amore (…). Questa lettura del poema vuole sottolineare la capacità della poesia di Dante di parlare agli uomini di oggi e di sempre del senso della vita umana e dei tormenti spirituali che la caratterizzano”.
Gran parte della buona riuscita del kolossal è dovuta alla grande capacità scenica degli interpreti, tutti molto bravi. Il migliore è sembrato Lalo Cibelli ("Actor Dei"), che interpreta il poeta Virgilio. Anche nelle scene in cui non cantava, la sua mimica è stata sufficiente per esprimere il travaglio di un dannato che può, sebbene per un tempo limitato, attraversare l’Inferno e giungere fino alla porta del Paradiso Terrestre. Nella Commedia, infatti, il poeta latino è confinato nel Limbo, che rappresenta un’isola felice nel tetro inferno, ma che gli impedisce di poter godere della visione di Dio. L’attore livornese Vittorio Matteucci ("Jesus Christ Superstar", "Notre Dame de Paris", "Tosca, amore disperato") ha avuto il compito di portare Dante sulla scena. Beatrice è stata interpretata da Stefania Fratepietro ("Hello Dolly", "Fame – Saranno famosi", "West End Story"). Manuela Zanier ha dato il volto a Francesca da Rimini, mentre Fabrizio Flamini Reguis è stato Caronte. Pier delle Vigne e Arnaut Daniel dividono lo stesso attore, Alberto Mangia Vinci. AlbertoLupo Jannelli ha interpretato Ulisse e Manfredi di Svevia, e Vittorio Bari ha dato il volto al conte Ugolino e San Tommaso. E poi Noemi Smorra (Pia de’ Tolomei), Claudio Compagno (Guido Guinizzelli e San Bernardo), Paola Cecchi (Matelda) e Francesca Risoli (Piccarda Donati).
Il kolossal inizia con la lotta in cielo tra angeli e demoni, durante la quale Michele sconfiggere Lucifero, costretto a inabissarsi insieme agli angeli ribelli. Da questa caduta, nasce la selva oscura, nella quale appare Dante, smarrito e disperato. Giunge in suo soccorso Beatrice, che sparisce subito dopo. In quel momento entra in scena Virgilio, che spiega a Dante qual è il viaggio che deve affrontare per trovare l’amore. Inquietante, ecco la porta dell’Inferno, e un’incredibile Caronte, che con la sua barca traghetta i dannati.
Bella la scena di Paolo e Francesca (lussuriosi), nella quale la giovane Da Polenta spiega a Dante, con molta fisicità, la sua drammatica storia, citando i famosi versi "Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende, / prese costui de la bella persona / che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende. / Amor, ch'a nullo amato amar perdona, / mi prese del costui piacer sì forte, / che, come vedi, ancor non m'abbandona. / Amor condusse noi ad una morte. / Caina attende chi a vita ci spense". (Inf V, 100-107). Dopo la navigazione sul fiume Stige, e l’incontro con i diavoli e le Furie (Megera, Aletto e Tersifone), Dante e Virgilio arrivano nella foresta dei suicidi, dove Pier delle Vigne descrive l’invidia che l’ha portato al suicidio.
Dopo essere passati per Malebranche, i due poeti incontrano Ulisse che, aiutato dai suoi compagni marinai, narra del suo ultimo folle volo. La situazione cambia, con il lago ghiacciato del Cocito, dove si trova l’anima del conte Ugolino della Gherardesca (traditori), che rosicchia per l’eternità il cranio dell’abate Ruggieri, causa del suo peccato. Grazie ad un canto straziante, e all’apparizione dei suoi figli, Ugolino inscena gli ultimi giorni della sua vita nella Torre della fame a Pisa, dove muore di stenti portando con sé il suo tragico segreto racchiuso nel verso “Poscia, più che 'l dolor, poté 'l digiuno”. Improvvisamente, appare il mostruoso Lucifero, con le sei ali che generano il vento nell’inferno, mentre divora le anime di Bruto, Cassio e Giuda. Virgilio afferra Dante e lo trascina per una salita fino alle stelle.
Lì, prima della chiusura del primo atto, riappaiono le anime dei dannati che Dante ha incontrato, le quali cantano ognuna il proprio amore, in un concerto a 7 voci (Dante, Virgilio, Francesca, Pier delle Vigne, Ulisse e Beatrice, dall’alto).
Il secondo atto si apre con l’arrivo dei poeti sulla spiaggia dell’antipurgatorio, dove incontrano i primi penitenti. Lì si presenta Pia de’Tolomei (morti di morte violenta), che, con un’aria delicata e dolce, chiede a Dante di “ricordarsi” di lei una volta che sarà tornato nel mondo dei vivi. Esprime quindi tutta la sua fragilità di donna ancora legata alla vita terrena, ma già spirito, che ha perdonato il gesto violento che l’ha condotta ad una tremenda morte per mano del marito. Subito dopo si presenta Manfredi (morti scomunicati), con un canto ancora nostalgico e pieno di misticismo ed eroismo guerriero. (Questa è un’anomalia, visto che Manfredi compare nel III canto, mentre Pia nel V del Purgatorio). È ormai il tramonto, e Dante e Virgilio sono costretti a fermarsi, visto che nel Purgatorio, in assenza di luce, non si può avanzare. Dopo un sonno agitato nel quale vede il serpente, scacciato da due angeli, Dante è condotto da Virgilio di fronte alla porta del Purgatorio, dove chiede di poter entrare perché purgato dei peccati. Dalle fiamme, dietro a un enorme muro di fuoco, appare il padre artistico di Dante, il poeta bolognese Guido Guinizzelli, punito tra i lussuriosi, insieme con il poeta provenzale Arnaut Daniel. Quando il fuoco scompare, arriva il momento, difficile, della partenza di Virgilio, che non può proseguire oltre. Con un canto molto struggente e commovente, il grande poeta latino saluta Dante.
Siamo alle porte del Paradiso terrestre, dove il poeta, ormai purificato, incontra Matelda, che immerge nel Lete le anime pure, cancellando il ricordo del peccato. Una grande luce e un canto melodioso introducono l’entrata in scena del Grifone, preceduto da petali di rosa e dalla processione di 40 anime che canta in coro “Osanna”, sulla falsa riga della marcia dell’Aida. Dall’interno del carro, immobile e silenziosa, esce Beatrice, la quale rimprovera Dante per non aver ancora confessato il suo peccato. Dopo essersi bagnato nel Lete, Dante raggiunge Beatrice, che lo guida nei cieli del Paradiso. Tra una danza di anime beate, appare Piccarda Donati (spiriti inadempienti), costretta ad abbandona il chiostro per andare in sposa a Rossellino della Tosa, su volere del fratello Corso. Dopo questo incontro, inizia l’ascesa verso il Cielo Empireo, sede di Dio e della Rosa ei Betai. Appaiono San Tommaso (spiriti sapienti) e San Bernardo (sacra rosa), e tutti insieme chiedono alla Vergine Maria di permettere a Dante, uomo mortale, di poter vedere almeno per un attimo Dio. La canzone intonata è quella della preghiera del XXXIII canto del Paradiso, “Vergine Madre, figlia del tuo figlio / umile e alta più che creatura / termine fisso d'etterno consiglio / tu se' colei che l'umana natura / nobilitasti sì, che 'l suo fattore / non disdegnò di farsi sua fattura”. Sulla scenografia appaiono le più famose immagine dell’inconografia della Vergine, fino all’immagine che si ferma sul suo occhio, dal quale, per un solo momento, appare l’immagine di Dio. Una luce forte e splendente circonda tutto il pubblico in sale, e sul palco, oltre ai beati, c’è anche Virgilio, altra anomalia dal testo della Commedia.
Arianna Luciani
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